XXXIII Edizione del Premio Nazionale di Poesia “Aeclanum” 2015

L’Associazione Culturale “Linea Eclanese” bandisce la XXXIII Edizione delPremio Nazionale di Poesia “Aeclanum” 2015.

 

Un Concorso di Poesia che non richiede il pagamento della tassa di iscrizione ed è  bandito da organizzatori seriamente impegnati nella diffusione della poesia e competenti. Lo consiglio vivamente ai poeti! 

 

Regolamento:
II concorso si articola in due sezioni:

A) POESIA EDITA:
una silloge poetica in lingua italiana, edita dal 2010, in 5 copie, di cui una firmata con indirizzo, postale e telematico, n. di telefono . Sono escluse le antologie contenenti poesie di più autori.

B) POESIA INEDITA:
a tema libero, silloge di 3 poesie in 5 copie, di cui una firmata con indirizzo, postale e telematico, n. di telefono.
Premi:
Sez. A) Premio “Giuseppe Giacalone”:
per i1 1° classificato: medaglia d’oro e quadro, per il 2° e 3°classificato medaglia d’oro o quadro.
Sez. B) Premio “Giuseppe d’Errico”:
per il 1° classificato: medaglia d’oro e quadro; per il 2° e 3° classificato medaglia d’oro o quadro.

È assegnato il premio “Pasquale Martiniello” alla Cultura: medaglia d’oro .

Avvertenza: a eccezione dei diplomi e dei relativi giudizi critici, i premi non saranno spediti, ma vanno ritirati personalmente dai premiati.
Non è ammessa delega. Coloro che abbiano vinto il I premio nell’ultimo biennio sono esclusi dal concorso. Gli eventuali classificati in entrambe le sezioni hanno diritto a un solo premio, per il secondo premio avranno un attestato di merito.

Premiazione
La Cerimonia per la consegna dei premi è prevista per sabato 19 Settembre 2015 in Mirabella Eclano nel Teatro Comunale, in via Municipio. Solo ai vincitori sarà comunicato, esclusivamente via e-mail, l’esito del concorso. Le spese di viaggio e soggiorno sono a carico dei premiati.

Modalità del concorso
La partecipazione al concorso non comporta alcun contributo.
Le opere edite non saranno restituite. Gli elaborati inediti, espletato il concorso, saranno distrutti. La giuria sarà presieduta dal Ch.mo Prof. Nazario Pardini, Ordinario di Lingua e Letteratura Italiana. Il giudizio della giuria è insindacabile e inappellabile.

Sono tutelati i dati personali, come da Legge 675/96.

SCADENZA: 31 Maggio 2015

Gli elaborati dovranno pervenire entro la data succitata alla Segreteria del premio:
Dott. Alfonso Roberto e Prof. ssa Luisa Martiniello,
Vico 2° S. Francesco, 1 – 83036 Mirabella Eclano (AV)
Tel. della Segreteria: 0825447945

POESIA PER EMERGENCY

emergency 2

AREZZO- Sabato, 28 febbraio 2015

Sala del Circolo Artistico- Corso Italia, 108

Presentazione del libro: VIAGGIO NELLA POESIA

TORELLO TORTORELLI: Rappresentante del gruppo territoriale di Emergency
FERNANDA CAPRILLI: Relatrice
NICOLA CALDARONE: Presidente dell’Associazione scrittori aretini “Tagete”
BARBARA BIGOZZI e FRANCA CANAPINI: Letture
FRANCESCO CHIMENTI: Violoncellista
ANTONELLA DI TOMMASO: Presentatrice

Io sono nessuno; una piccola apprendista poeta in mezzo a una miriade di altri poeti conosciuti e sconosciuti.
Però, da quando ho iniziato a dedicarmi alla poesia, ho un sogno: DIFFONDERLA; farla uscire dalle stanze chiuse dei pochi cultori, per proporla alla gente, perché credo che essa abbia, attraverso i suoi contenuti e la Bellezza (della parola), la funzione sociale di ingentilire gli animi, parlando ai e dei sentimenti di tutti.
Si potrebbe dire che la poesia è il linguaggio dell’anima del mondo, la quale si rivela attraverso le parole del poeta, suo strumento. Perciò ogni individuo può riconoscervi i propri sentimenti, percependo che sono più le somiglianze interiori ad unire gli esseri umani, delle differenze ad allontanarli. Come tutte le arti, dunque, la poesia eleva verso un mondo di pace e solidarietà, che supera le barriere del tempo e dello spazio; e quelle dei pregiudizi ideologici e etnici.

Per realizzare questo “sogno di diffusione della poesia” mi è venuto in mente che sarebbe stato bellissimo legare la presentazione di questo mio libro ad un’associazione umanitaria che stimo e guardo con molto entusiasmo da tempo.

Avevo conosciuto “Emergency” alla fine del Novecento, tramite il Logo impresso in un astuccino acquistato per mio figlio. Era un astuccino senza pretese, ma aveva un “simbolo” notevole, quello di un’associazione che, tramite il volontariato di chirurghi, infermieri, ostetriche e i contributi economici dei volenterosi, si occupava di cercare di salvare e recuperare alla speranza di una vita dignitosa, le vittime di guerra senza distinzioni.

Da allora ho guardato a Emergency sempre con maggiore ammirazione. Perché?
Perché, mentre il panorama politico-sociale -economico del mondo diviene sempre più confuso e di non facile lettura, mentre sembra che la follia umana, il conflitto e la diffidenza prevalgano sulla razionalità e la pace, questa Organizzazione, come le tante altre (Medici senza frontiere, Croce rossa internazionale, Associazioni umanitarie di tipo religioso e non), sembra che abbia le idee chiare e l’intento assoluto di aiutare l’uomo in difficoltà al di là di qualsiasi ideologia.
E’ come se ci dicessero “In tanto sfacelo, una cosa si può fare: riabilitare alla vita coloro che sono esplosi sulle mine, sulle granate…possiamo aiutare la gente semplice e anonima, vittima di strategie politiche che spesso nemmeno conoscono e che sempre subiscono.”
Quelli della mia generazione ricorderanno i racconti di guerra dei nostri genitori e nonni: gli orrori del passaggio del fronte e quelli successivi provocati dalle mine disseminate nel territorio. Sembrano favole lontane per noi fortunati vissuti in epoca di pace, ma quel dolore e quelle tragedie avvengono continuamente, in ogni parte del mondo. Allora mi sento di dire che “questi medici e paramedici di guerra” sono gli “eroi veri” dei nostri tempi e meritano la nostra attenzione e se possibile il nostro aiuto.
Peraltro parlano del loro lavoro senza retorica, chiedendo innanzitutto a se stessi perché lo facciano: Pazzia? Desiderio di avventura? Spirito umanitario? Neanche loro sanno rispondersi, fatto sta che lo fanno. Ci sono in Iraq, in Ruanda, in Afghanistan, da un po’ anche in Italia; lasciando le loro famiglie e la vita più sicura, rischiando di essere fraintesi nei loro atteggiamenti, rischiando di diventare a loro volta vittime, sperando di essere una goccia nel mare della solidarietà.
Quando Emergency ha risposto positivamente alla mia proposta, quasi non ci credevo. Invece ora siamo qui e spero che le mie semplici parole poetiche contribuiscano, anche se in piccolissima parte, a rendere visibile nel nostro territorio la “poesia” (non solo la mia) e soprattutto “Emergency”.

Barbara Bigozzi:

BARBARA

C’era una volta… (a Monterchi) – 23° Concorso Nazionale di Letteratura per Ragazzi

LIBRO C'ERA UNA VOLTA...2014

 

MONTERCHI (AR) – 31 maggio 2014 – Come tutti gli anni, a fine maggio, si è tenuta in Monterchi ( più conosciuto per essere sede di La Madonna del parto di Pier della Francesca) la premiazione del Concorso Nazionale di Letteratura per Ragazzi “C’era una volta…”Premio prestigioso nonché originale, perché la Giuria è composta tutta dai ragazzi della Scuola Primaria e della Scuola Secondaria di primo grado del territorio.
Con l’aiuto dei loro insegnati, durante l’anno scolastico, gli alunni hanno letto le storie in concorso, scelto le prime nove da premiare ( la decima Io, Tobia, un drago un po’ diverso è di Michelangelo Marioli, un fantasioso alunno della classe IV della scuola Primaria di Monterchi ), le hanno illustrate ed infine le hanno presentate al pubblico, leggendone le parti più significative.
L’amministrazione comunale ha provveduto a raccoglierle in un libro, che è stato regalato agli autori e ai giurati durante la premiazione.
Già dai titoli delle storie risulta chiaro come i ragazzi dai nove ai tredici anni siano sensibili soprattutto alle vicende che riguardano gli animali e/gli elementi naturali personificati.

Bella di Anna Paola Tristi (Volterra)
Un cane e un gatto di Eleonora Fontana Rose (Venezia)
L’arco di cornus sanguinea di Armido Malvolti (Reggiano d’Appennino)
Una piccola goccia d’acqua di Laura Lazzeri (Arezzo)
Storia di Bettina e dell’orologia a cucù di Antonella Varcasia (Roma)
La leggenda del fiore Sognidoro di Maria Gritta (Brescia)
Natale a tempo di rock di Anna Paola Tristi (Volterra)
La famiglia dei ricci di Franca Canapini (Chianciano Terme)
Il cammino di una nuvola di Delia Gamba (Milano)

 

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la giuria

 

GRAZIE RAGAZZI!!!

C’ERA UNA VOLTA… ( a Monterchi )

22° Concorso Nazionale di Letteratura per Ragazzi Monterchi-Arezzo

C’ERA una

VOLTA…

Fiabe, novelle e racconti vincitori dell’edizione 2013

Comune di Monterchi- Edizioni Helicon

monterchi 2013 - libro

Un tenero amore che sboccia tra un lampione ed una giovane panchina, un pesciolino che scappa dall’acquario della scuola, una madre gravemente ammalata salvata dall’amore dei figli, l’amicizia vitale tra un bimbo italiano e un giovane senegalese, numeri che si fanno il compito di matematica da soli, stelle brillantine da salvare, bambole rotte riparate e restituite alle padroncine…si entra nel fantastico mondo dell’infanzia, dove il male viene sempre sconfitto e il bene, l’amicizia, l’amore trionfano. Soprattutto dove ogni sogno è possibile e la dolcezza dei buoni sentimenti avvolge e ritempra lo spirito, tanto che la lettura del libro non è consigliabile solo ai ragazzini a cui direttamente si rivolge, ma anche agli adulti (genitori, nonni, zii) che vogliano per un po’ trovare conforto e ristoro nella fantasia.

Il libro è il frutto letterario che annualmente il Comune di Monterchi (Arezzo) raccoglie con un originale Concorso Nazionale di Letteratura per ragazzi (BANDO), come spiega l’Assessore alla cultura nell’Introduzione al libro:

C’era una volta.. è un premio letterario incentrato sulla promozione di racconti per l’infanzia, nato una ventina di anni fa dall’amore del prof. Vasco Fonnesu per Monterchi e organizzato in toto dal 2004 dal Comune di Monterchi.

Non è un caso che il Premio sia ospitato nel paese della Madonna del Parto: il capolavoro pierfrancescano ci esorta a pensare al significato della maternità in quanto espressione di un amore profondo per l’idea di Madre e di Figlio espresso dal volto dolcissimo di Maria e dal suo gesto, così umano e reale, di indicare quel ventre portatore di vita e di speranza.

L’invito della Madonna del Parto a soffermarsi sul bambino ancora non nato suscita una riflessione sul senso dell’infanzia nel mondo di oggi, un mondo in cui i bambini sono spesso visti come potenziali consumatori piuttosto che come soggetti. Tuttavia anche grazie ad una fiaba o una favola è possibile capire l’importanza del rispetto per quell’età che permette la costruzione dell’uomo futuro, poiché nel gioco di eventi proposto dai testi in concorso si scopre il ritmo della vita, fatto di gioie e dolori, sogno ed esperienza, ragione e sentimenti.

Tale scoperta avviene sempre attraverso lo sguardo puro dei bambini che fanno parte della Giuria. Sì, perché gli autori sono valutati, durante l’anno scolastico, con grande impegno dagli alunni delle classi IV e V della Scuola Primaria e delle classi I, II, III della scuola secondaria di primo grado di Monterchi. Essi, da semplici lettori, diventano ogni anno protagonisti nel processo di fruizione dell’opera letteraria e scoprono la bellezza del leggere insieme e del discutere liberamente, nonché la responsabilità del giudicare…”

Seguono il saluto dell’Istituto scolastico e l’elenco dei nomi dei giurati: una sessantina.

Il libro si compone di 10 storie illustrate in bianco e nero.

Per un autore è davvero esaltante vedere la propria opera scelta dai ragazzi con i quali voleva stabilire un contatto. Commuove, infine, sentirla leggere dalle loro voci sicure durante la premiazione.

secondo classificato:

DODOLINO

di Franca Canapini

MONTERCHI 25 MAGGIO PREMIO FIABA

mattinata del 25 maggio 

Dodolino guizzava tutto il santo giorno tra la grande alga e la roccia bianca, in gara con i suoi amichetti tutti azzurrini come lui, così piccoli da sembrare lampi di luce o foglioline. Gli altri pesci dell’acquario li consideravano poco. C’era Rosmunda, la pesciona gialla, che s’aggirava lentamente; Loriano, il pesciotto inquieto, che amava dare labbrate ai vetri; Linetta, la pesciolina arancio dalla grande coda, che giocava con le bollicine della corrente.

Tutti della seconda generazione, tutti nati dentro l’acquario tranne il vecchio Lindo, un pesce palla che di notte, tra le alghe, raccontava di mondi altrove, lontani e perduti, che si chiamavano  fiumi e vivevano con le pietre, la luna e il sole.

Quelle storie piacevano molto a Dodolino, fantasioso di natura e, appena si addormentava, cominciava a sognarli.

I sogni diventarono poco a poco il suo divertimento: durante il giorno si annoiava e deprimeva.  L’acquario era pulito, colorato, non mancava niente: l’acqua sempre dello stesso calore, il cibo buono e abbondante, somministrato dal capitano ( così chiamavano il grande uomo) sempre alle stesse ore. Eppure il pesciolino sentiva addosso una smania che lo turbava. Saranno state le alghe di plastica, la luce elettrica, il ronzio costante del depuratore; saranno state soprattutto quelle grandi facce spaventose spesso al di là del vetro che ghignavano, ridevano, strizzavano occhi. Sì, perché si trovava nell’acquario della scuola e i ragazzini, quando ce la mettono tutta, sanno essere davvero crudeli con i compagni e con i pesci.

Mentre i suoi fratellini sembravano divertirsi anche se i ragazzi infilavano la grande mano dentro l’acqua per acchiapparli, lui ne era molto infastidito e soprattutto non sopportava d’essere sempre al centro della loro curiosità. Così cominciò a pensare di scappare, magari di cercare il mondo altrove. Ma come fare? Intorno all’acquario c’erano l’aria e la terra; e i pesci non camminano, non volano, soprattutto non respirano aria. Era condannato a quella prigione? Una notte che era più triste delle altre si consigliò con Lindo.

Il vecchio lo guardò con meraviglia e, senza tentennamenti, lo incoraggiò:

< Andare, andare

verso l’acqua vera

andare- anch’io l’ho immaginato

ma poi codardo  sono stato.

Un modo ci sarebbe,

hai visto il secchio

dell’uomo delle alghe?

Quando saremo morti

È lì che finiremo tutti.

Fingi di morire:

per uscire di prigione

è l’unica soluzione. >

 

Dodolino non capiva bene e lo guardava interrogativo, allora Lindo spiegò:

< Se fai il morto a galla,

l’uomo ti mette nel secchio.

Siccome sei molto piccino

dal secchio ti getterà

nel lavandino. >

 

 

Lui sapeva solo che nei lavandini scorre acqua, che se ne va attraverso i tubi. Poi cosa fossero i tubi, che fine facesse ciò che ci cadeva, per lui era un mistero.

Così si arrovellò più di una notte tra la paura dell’ignoto e l’impulso all’evasione. Infine si fece coraggio e si decise.

Una mattina si sdraiò a pancia in su e chiuse gli occhi. Il cuoricino gli batteva forte forte, ma lui cercava di tener chiuse le branchie e di respirare molto lentamente. Si sentì tirar fuori dall’acqua da un retino e l’aria lo tramortì. Poi cadde nel secchio con un botto che gli fece rintronare tutte le squame e gli aprì ferite nella carne. Si trovò sul fondo appena ricoperto da un pochina d’acqua arrosata dal suo sangue. Pensò in un lampo che per lui era finita.

Non fu così. Il secchio fu alzato in alto e rovesciato; cadde in un lavandino insieme all’acqua e da lì scivolò dentro il tubo.

S’inabissò nel buio; giù, giù, giù; finì dentro un intruglio di liquido fangoso e maleodorante. Provò a muovere le pinne e la coda, si raddrizzò, prese posizione per nuotare ma, al buio,  non riusciva a trovare la direzione per fuggire da quel luogo orribile.

Fortunatamente arrivò uno scroscio d’acqua che creò una corrente e lo trascinò. Abbandonato alla corrente, non sapeva dove andava e non vedeva niente. L’acqua però era sempre meno sporca e riusciva a riprendere il respiro. Poi cominciò a vedere una lucina lontana lontana, poi l’acqua si fece più chiara, poi finalmente vide come un grande arco e oltre un paesaggio fantastico: alberi, erbe, fiori sulla riva del torrente.

Malconcio ma vivo, cominciava a riprendere speranza ed energia, quando una gran massa scura si diresse velocissima verso di lui. Si spalancò una bocca enorme, piena di dentoni bianchi e…

lo avrebbe ingoiato in un baleno se due grosse radici non lo avessero tirato indietro e protetto, facendogli da nascondiglio. Erano le radici della calla bianca del torrente che, accortasi dell’agguato del terribile ratto, lo aveva salvato.

< Pesciolino lindo e bello

cercati un posto riparato 

se non vuoi finir mangiato

dentro il  nostro torrentello. Presto. Presto > mormorò la voce calda della calla.

Il piccolo era talmente afflitto e spaurito che non ebbe fiato per rispondere. La ringraziò con gli occhi e proseguì quatto quatto, cercando di nuotare radente il fango della riva, senza far rumore.

Infine si fermò in una piccolissima ansa, nascosta tra i ciuffi d’erba. L’acqua era bassa, caldina, le alghette abbondanti. Dopo essersi sfamato, scavò con la coda una buchetta e vi si addormentò.

Fu svegliato in piena notte dal baccano. Quel che vide non lo dimenticò mai più.

C’era il concerto del plenilunio di maggio. I grilli alle chitarre, le rane ai bassi, i sassetti alle batterie e le lucciole svolavano da una riva all’altra, creando effetti psichedelici sull’acqua. Tutto intorno un pubblico immenso di spighe di grano e papaveri.

La luna piena sfolgorava dall’alto.

<Lunaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa! > Urlò il cantante e giù si scatenarono le chitarre.

<Cri cri cri cri cri cri cri cri cri

lu-na bianc-ca  lu-na buo-na

lu-na ro-sa   lu-na rò-sa

quan-do sor-gi    ti a-do-ria-mo

quan-do vai   noi ti chia-mia-mo

cricri cri     cricri cri 

cricri cri     cricri cri

gregre  gre  gregre gre

gregre  gre  gregre gre

tumtumtum tumtutum

tumtumtum tumtumtum

tum  tum >

 

Dodolino sentì il ritmo percorrergli la lisca, s’incurvò e fece un salto fuori dell’acqua e poi un altro e un altro ancora. Anche le spighe seguivano il ritmo dal campo e, essendo quasi secche, facevano uno sciosciorio pazzesco. Mentre ricadeva in acqua, dopo l’ennesimo salto, si specchiò sulla superficie d’argento e si stupì, non era più azzurrino, era diventato verdastro e le pinne sembravano molto più robuste. Sì, non era più tanto bellino e levigato come nell’acquario, però era libero e felice.

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Giorno memorabile il 25 maggio! Nel pomeriggio, per l’Associazione Tagete, ho letto alcune poesie della mia amata Forough Farrokzad alla manifestazione “Donna in primavera” di Terontola.

DONNA IN PRIMAVERA 2

LOCANDINA

VENERDI’, 25 MAGGIO –  ORE 17 

presso la BIBLIOTECA CITTA’ DI AREZZO  (via dei Pileati, 8)

 nell’ambito della seconda presentazione del libro di poesia

TRA I SOLSTIZI – Franca Canapini – Aletti, 2011

GLI ALUNNI DEL LABORATORIO TEATRALE

DELLA SCUOLA MEDIA STATALE “PIER DELLA FRANCESCA-AREZZO”

guidati dal prof. MARIO FABBRI

con la collaborazione dell’ Associazione degli Scrittori Aretini “Tagete”

e della Casa editrice “Florence Art Edizioni”

terranno una LETTURA DI POESIE tratte dal libro

 

Parteciperanno:

la prof.ssa Franca Canapini, autrice del libro di poesie “Tra i solstizi”;

i rappresentanti del TAGETE;

la poetessa Caterina Trombetti di Firenze;

la dott.ssa Silvia Tozzi, Direttore editoriale di Florence Art Edizioni.

Arezzo – Giornata mondiale della poesia

 

GIORNATA MONDIALE

DELLA POESIA

21 MARZO 2012

PATROCINATA  DALL’UNESCO

 

L’Associazione degli Scrittori AretiniTagete

organizza

Presso il Circolo Artistico di Arezzo Corso Italia, 108 – ore 16.30

un incontro sul

Ruolo della poesia

nella società contemporanea

Introduce: Nicola Caldarone

Intervengono: Franca Canapini, Donatella Caneschi, Simonetta Conti,

Paolo dal Poggetto,  Patrizia Fazzi, Carla Malerba

Coordina: Dory D’Anzeo

La S.V. è invitata

PREMIO DI POESIA “IL FAUNO” XXXIII EDIZIONE

PREMIO DI POESIA “IL FAUNO” XXXIII EDIZIONE

 

Associazione CulturaleGiovanni Arcidiacono”

Accademia “IL FAUNO”

CONCORSO NAZIONALE  PREMIO DI POESIA «IL FAUNO»

XXXIII EDIZIONE

Il Fauno ottobre 2010 

Due anni fa l’Accademia “Il Fauno” di Firenze mi attribuì il primo riconoscimento della mia carriera poetica ( sssehhheeeehh ): 12esima la mia poesia “Cosa pensavi allora”.

Non andai alla cerimonia, accampando una scusa valida anche per me stessa. In realtà la timidezza mi aveva bloccato.  

Se dovessi seguire la mia inclinazione preferirei andare a cercare funghi piuttosto che affrontare le cerimonie in genere, ma quest’anno, forzandomi un po’, ho partecipato.  

Gli accademici hanno organizzato premiazione e cena in una bella villa sotto Fiesole, dal parco della quale si dominava Firenze in notturna.

Ho avuto occasione così di conoscerli e, insieme a loro,   alcuni poeti ( si andava dai giovanissimi ai molto anziani ) e   le loro poesie.

Ho avuto la soddisfazione di vedermi attribuito il terzo premio ( per la prima volta anche una piccola somma di denaro – si guadagna anche con la poesia allora: 200 euro eheheh ) e di ascoltare una poesia trasformata in testo per musica da pianoforte –   una cantata struggente.

L’emozione vera è arrivata mentre ce ne stavamo andando. Mi è venuto incontro un poeta, presente in sala con la moglie e la piccolissima figlia in carrozzina, dicendo: “Sono pilippo del club dei poeti, ieri mi sono incontrato anche con Pale”. Ragazzi, sembrava di ritrovare un amico, amico di amici!!!  Che bello quando c’incontriamo per davvero, dopo che ci siamo comunicati stati d’animo e sentimenti virtualmente!

 Dunque ne è valsa la pena. Si respirava voglia di cultura e di pace, con semplicità.

La poesia, scelta tra le tre o quattro che avevo inviato, non era la mia preferita, forse è piaciuta per la sua valenza sociale. Eccola:

 

 

Ipermercato

 

Eccoci noi, tribù dei multicult

oggi come ieri intenti alla raccolta

nella savana vasta della

globalizzazione

 

Visi tirati, giubbetti neri

macchie di grigio, scarsi bottoni colorati

seri, a scegliere il prodotto

 

Pizze e kebab

ciliegie argentine

sul banco in prima fila

musiche accattivanti e scalpiccii di piedi:

mani che si allungano al saccheggio

 

Arraffo anch’io insalata pre-parata

un pane, arance, un libro

verdura mista già lavata

 

Ultimi arrivano i poveri a banchetto

–  a sera tarda si scontano le torte  –

c’è tanto da mangiare

e vagonate di rifiuti da collocare