Carmelo Consoli – Nota critica a “La bellezza tragica del mondo”

Stamani ho riletto la Nota critica di Carmelo Consoli (poeta e critico letterario fiorentino) alla mia raccolta di poesie “La bellezza tragica del mondo” e l’ho trovata di nuovo così accurata, approfondita e gratificante che, bando alla paura di sembrare troppo presuntuosa, ho sentito l’impulso di pubblicarla, se non altro per ringraziarlo pubblicamente.

 

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Ritorna con Franca Canapini il canto elegiaco dedicato alla natura, alle sue quattro stagioni.
L’autrice dunque segue un sentiero solcato da innumerevoli autori sia in poesia che in prosa ma anche in musica, perché ci viene subito alla mente la straordinaria composizione di Antonio Vivaldi.
Tematica veramente di primo piano quella intrapresa, strettamente attinente alla questione esistenziale e portata avanti dall’autrice, con sapienza descrittiva, la quale si pone davanti ad un universo affascinante e misterioso con sentimenti ed emozioni contrastanti , ossia con apprensione per l’esperienza traumatizzante dell’esistenza ma anche e nonostante le problematiche e le precarietà con entusiasmo e ammirazione verso la “Bellezza” dell’universo e della natura.
La presa d’atto di una coscienza che genera paure, timori, senso d’impotenza e d’altro canto stupore e delizia per quel mistero che ci appare la vita.
Ecco che allora la natura si miscela profondamente con la carnalità delle emozioni, con la spiritualità dell’anima seguendo una linea poetica colta, elaborata e corroborata da richiami della antica classicità, dove è il mito a esaltare l’esperienza esistenziale.
Così nasce “La bellezza tragica del mondo” che già nella sua titolazione apre scenari di splendori ed estreme fragilità.
Un’opera poetica in 4 atti che mettono in scena l’avvicendarsi delle stagioni con il loro manifestarsi naturale nelle fragranze nelle cromie, nelle presenze faunistiche e floristiche ed il loro incidere decisamente nelle mutazioni del cuore e dell’anima in una presa diretta di sensazioni ed emozioni.
Con la primavera che apre gli scenari dove è palpabile lo stupore del poeta per la rinascita, il rinnovo della vita , del piccolo seme che come scrive l’autrice: “ In un solo istante/sprigiona tutta la sua forza/per trasformarsi in fiore d’oro”/.
L’autrice filma tutto un mondo che si evolve come la giovane fagiana, il cerbiatto, i rami del susino e la meraviglio dell’ulivo, e ancora le peonie , le albe, i papaveri, le api in cui innestare le proprie considerazioni sulla natura umana e risaltare talora in corsivo incisivi ed emozionanti lampi di ricordi e considerazioni, che si ripetono in tutte le sezioni.
Una poetica non priva di domande filosofiche sul mistero della vita come nella poesia”Quale mano, quale mente” .
Tutto il libro è pervaso da un sotterranea ansia di chiarimenti vitali alla ricerca di una luce che al fondo è spirituale.
Alla primavera segue l’estate dove da subito si coglie l’abilità della Canapini nel cogliere in pochi tratti tutta la forza, la violenza , l’asprezza degli odori, dei colori, di questa stagione e significativa in questo senso la poesia “Quaranta giorni nel deserto” suddivisa in 4 decadi con i suoi richiami all’esperienza cristologica .
Ben rappresentata dunque questa stagione con le vampe, il fuoco, la cenere, quel ribollire infuocato dell’esistenza e degli esseri che la compongono, come quando descrive le scogliere di Moher, il trionfo di Cerere ma dove è soprattutto la poesia “ L’onda vitale “ a darci lo spessore marcato e fragrante in una visione quasi filmica di uomini e luoghi, che albergano nel grembo caldo dell’estate e del mare.
Segue l’autunno con una appropriata apertura nell’adagio di Settembre.
Cita l’autrice: Suoniamo adagio/d’azzurro e d’amaranto/ questa pace:/ i viali d’oro e la gente serena/che parla piano e non si fa paura”/ dando cosi la misura di quale sarà il suo porsi nei confronti di questa stagione di candori, pallori, di colori crepuscoli e luoghi suggestivi.
E ancora la sua è poetica di osservazioni, stupori, considerazioni esistenziali, un naturale avviarsi verso la stagione invernale con la splendide poesie “ Torniamo” dove si avverte l’influenza dannunziana delle migrazioni pasturali e ” Aspettando l’inverno” una sorta di mini poemetto in otto parti, in cui vivere in maniera esemplare ed esaustiva l’esperienza autunnale in compagnia della luce sospesa e sognante della pittura di Marc Chagall.
Chiude il libro la stagione dell’inverno e come per altre tre sezioni Franca Canapini è abilissima ad entrare nelle atmosfere della natura in questo caso quelle invernali.
Le sue poesie si caricano di visioni fredde, nebbiose, nevose anche se la natura continua la propria vita silenziosamente protesa al rinnovo e al domani, inteso come l’eterno rito di mutazione e trasformazione ed infatti scrive l’autrice al termine della sua lirica “ Domani”: “ Domani è qui/nel brulichio di cellule/nell’insofferenza dell’oggi/ è questo vento”.
Insomma tante e curate sono le immagini in cui gli uomini si inseriscono in questa stagione ed è esemplare questo senso la poesia “ Rapsodia d’inverno” con i suoi tragici richiami alla storia ed un passato di violenza umana.
Vorrei concludere questa mia disamina del volume di Franca Canapini con considerazioni sulla notevole capacità della sua scrittura la quale non solo è frutto di una vera, reale emozione poetica, ossia quella di una immersione totale nell’inconscio, nel subliminale in cui cade il poeta estraniandosi dalla realtà o trasformando la stessa realtà in sogno ma è anche parola la sua ben costruita, corposa, ricca di musicalità, saggiamente modellata tra versi lunghi e brevi, dinamica tra considerazioni, interrogativi, esclamativi ed in cui i richiami mitologici della classicità costituiscono robustezza e smalto.
Liriche che sorprendono il lettore pagina dopo pagina, in cui l’autrice riafferma ancora, dopo molte altre premiate opere, la propria capacità di fare vera poesia.

Carmelo Consoli

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2 thoughts on “Carmelo Consoli – Nota critica a “La bellezza tragica del mondo”

  1. giovannamaria1 febbraio 25, 2017 / 5:51 pm

    Anche a me piace della tua poesia, Franca, il richiamo ai miti che la rendono estremamente affascinante.
    Gio

  2. cheneps febbraio 28, 2017 / 2:07 pm

    Grazie Giovanna! Le tue parole mi fanno molto piacere.
    Franca

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